La Storia dice che:
Noi esseri umani giochiamo con le ombre da quando vivevamo nelle caverne: un passatempo e una prima forma artistica nelle lunghe sere alla luce del fuoco.
Le prime rappresentazioni di ombre sono nate migliaia di anni fa in quelle aree che adesso chiamiamo Indocina. Erano rappresentazioni a sfondo religioso che si svolgevano all’ora del tramonto.
Con il tempo, si sono rappresentate anche storie epiche e poi popolari e lo sviluppo del teatro d’ombre ha seguito lo sviluppo della Via della Seta, grazie ad artisti che seguivano le carovane. È approdato in Turchia, in Grecia (con le storie del leggendario Karagoz), fino alle porte dell’Europa.
Il Mito dice che:
Una leggenda narra che l’imperatore della Cina, Wu Di, era molto rammaricato per la perdita della propria concubina, Li Furen. Gli eunuchi ebbero un’idea per tirargli su il morale: crearono una sagoma che aveva la stessa silhouette di Li Furen e la misero dietro la tenda della finestra della stanza da letto dell’Imperatore. Durante la prima notte di luna piena la luce proiettò i contorni della sagoma sulla tenda. L’Imperatore vide la sagoma e pensò che si trattasse dell’anima della sua amata, tornata dall’aldilà per stare con lui. Così l’imperatore si rincuorò.
(Come al solito, il mito è sempre molto più ricco ed evocativo della storia cronologica)
Silvio dice che:
Una maestra di vita, Etta Ragusa, insegnante in pensione, attiva in campo sociale e politico contro le mafie e a tutela del creato con il metodo della Non-Violenza, mi regalò un piccolo libro che mostrava come creare le ombre degli animali con le mani, dicendomi:
“Il teatro d’ombre è un teatro Non-Violento: chi fa le ombre agisce dietro un telo e non ha l’impatto frontale, a volte violento, con un pubblico. Chi guarda le ombre non subisce un’immagine finita, come impone per esempio la TV, ma attiva la propria immaginazione per decifrare l’immagine.”
Così ho iniziato a fare Teatro delle Ombre. Accendevo una candela, di sera, nel trullo del mio papà in Valle d’Itria e giocavo a creare gli animali con le mani. Mi sono stupito di quanto mi attraesse questa forma nera sul muro che si tras-formava. Era la mia forma che diventava altro.
Questa attrazione per le evoluzioni dell’ombra le riscontravo nel pubblico (adulti e bambini) dei primi spettacolini, e così anche per i partecipanti ai laboratori.
- Nei laboratori coi bambini accade che non appena un bambino va dietro il telo e appare l’ombra, scatta una risata negli altri che guardano. Non è una derisione, ma una manifestazione di meraviglia, come se qualcun’altro fosse entrato a sorpresa.
- Con le persone migranti scopriamo che l’ombra è un punto in comune di espressione personale. Abbatte le barriere linguistiche e si aggiunge un elemento metaforico di non poco conto:
visti all’ombra, siamo tutti neri. - Gli anziani affetti da Alzheimer attivano un gioco perenne che accade sul momento che muove il loro corpo e la loro ombra.
- Bambini e ragazzi con lo spettro dell’autismo mostrano un rapporto diretto, molto confidenziale con l’ombra. Come se fosse già una confidente del loro mondo espressivo, che è più variegato rispetto a quello di altre persone.
Non-Violenta, Evocativa, a tratti Trascendentale, come ci ricorda il mito di Wu-Di e Li Furen.
Cosa ci attira tanto dell’Ombra?
Se in un mondo ipertecnologico, sempre più digitale, una semplice ombra ci può attirare così tanto, forse le domande dell’anima hanno ancora senso.